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Nomenclatura giove

Giove   Nomenclatura

Giove: Nomenclatura

Nomi standard di bande e zone gioviane (sud in alto).

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Un nome ad ogni formazione atmosferica

Il disco di Giove appare solcato da striscie scure, dette “bande”, alternate con strisce chiare, dette “zone”. Nonostante talvolta venga radicalmente perturbata, questa struttura può dirsi a buon diritto permanente, essendo determinata nel complesso dal moto di circolazione generale dell’atmosfera.

La nomenclatura adottata per identificare le bande e le zone è riportata nello schema successivo. In essa appaiono anche la Grande Macchia Rossa (RS), e una delle macchie ovali bianche o White Oval Spots (WOS), aree anticicloniche poste nella STB ed essenzialmente in estinzione a cavallo del 2000. Le bande, specie quelle equatoriali, possono essere suddivise in due componenti scure, separate da una componente più chiara; in tal caso si identificano le componenti scure aggiungendo il suffisso (S) o (N) (sud o nord). Ad esempio: SEB(N). La zona centrale si denota col suffisso (C) o (Z): SEB(Z).

Le principali formazioni osservabili

Limitandoci all’ “ordinaria amministrazione”, passiamo in rassegna le principali caratteristiche delle varie bande e zone.

La Zona Equatoriale.

E’ la zona centrale, molto spesso assai chiara, di un bianco quasi puro, quasi mai simmetrica rispetto all’equatore, e di spessore assai variabile. In certe opposizioni pare assumere una colorazione ben definita, scurendosi notevolmente. E’ stato suggerito (Williams) che l’aspetto giallognolo della zona ricorra ogni 12 anni (periodo di rivoluzione del pianeta), accompagnato dallo scurirsi delle bande adiacenti presso il perielio. In realtà risulta difficile stabilire qualunque periodicità in questo tipo di fenomeni, forse correlati ad aumenti improvvisi di attività che interessano tutto il pianeta (“global upheavals”). La zona equatoriale ospita sovente dettagli complessi,per la maggior parte ad evoluzione rapida, sulla scala di alcuni giorni. Inoltre, presso l’equatore, si osserva la banda equatoriale, formazione evanescente, dalla visibilità fortemente variabile da un’opposizione all’altra, spesso spezzata in segmenti; un filtro blu chiaro (come il Wratten 82A) può aiutare ad identificarla.

La Banda Equatoriale Sud.

Solitamente la SEB è suddivisa in due componenti scure separate da una chiara. La componente nord appare spesso la più larga e scura. La SEB è comunque estremamente variabile nell’ aspetto: può essere quasi invisibile così come la banda più evidente del pianeta. Va inoltre soggetta ad outbursts di attività con periodicità incerta: inizialmente non si registra alcuna attività, con una componente sud debole ed una centrale chiara estesa; poi, proprio al centro, appare una macchia ovale chiarissima che inizia a emettere materiale scuro il quale, nell’arco di poche settimane, viene distribuito in direzione est-ovest, lungo la banda, formando intricati dettagli scuri assai contrastati. Molti fatti interessanti sono legati a questi outbursts di attività: nel secolo scorso era la banda equatoriale nord che ne era interessata, mentre la sud formava un sistema di pennacchi verso la banda equatoriale; ora accade il contrario. Inoltre prima del 1943 la periodicità era di circa nove anni, e solo dopo tale data si è stabilizzata in un ciclo di tre anni che, tuttavia, pare nuovamente scomparso dagli anni ’80. Se ciò non bastasse, infine, le macchie chiare da cui si sviluppa inizialmente l’outburst si generano da una longitudine ben definita, scelta tra tre valori ricorrenti. Le tre longitudini in gioco sono riferite al cosiddetto Sistema III, che si basa su un periodo di rotazione di 9h 55m 29.711s ricavato dalle osservazioni radio, e riferentesi presumibilmente alla rotazione del nucleo del pianeta. La scoperta delle cosiddette “sorgenti” dei revival della SEB si deve a E. Reese, astrofilo americano che negli anni ’60 le individuò analizzando i transiti al meridiano centrale delle regioni in cui avvenivano i primi fenomeni di risveglio dell’attività della banda. Tale scoperta è tutt’ora di grande interesse in quanto collega, in modo ancora misterioso, gli eventi atmosferici di Giove con qualcosa di rigido rispetto alla struttura interna del pianeta.

La Macchia Rossa.

E’ forse la più nota caratteristica gioviana, osservata fin dagli albori dell’astronomia telescopica. Da un anno all’altro muta in estensione, latitudine e colore. E’ stata vista in passato di color rosso mattone cosi’ come rosa salmone, arancione, giallo-grigio.. Quando mostra più chiaramente una tendenza al rosso, può essere evidenziata con un filtro blu (Wratten 80A o 82A) o verde (Wratten 58). A volte però diviene tanto pallida da essere indistinguibile dalla Zona Tropicale Sud; in tal caso la sua posizione può essere determinata dall’ osservazione dell’ ampia baia che essa scava nella SEB, sempre evidente. Essa è nota in generale, come Red Spot Hollow (RHS). Quando la Macchia Rossa interagisce con dettagli posti al bordo sud della SEB, al bordo nord della STB, o nella STrZ, questi possono venire accelerati o decelerati in modo violento ed imprevedibile.

La Banda Equatoriale Nord.

E’ una delle più attive; solitamente più sottile e più scura della SEB, la NEB può essere divisa in due o tre componenti, non presenti a tutte le longitudini e non sempre ben definite. L’ aspetto più interessante è proprio costituito dalle irregolarità della banda stessa, che “produce” da molti anni una grande quantità di macchie e pennacchi che si protendono nella Zona Equatoriale e che mostrano una colorazione bluastra. Questi possono essere accompagnati da ovali chiari, possono unirsi alla Banda Equatoriale o ripiegarsi verso Nord tornando sulla NEB stessa, in una grande varietà di forme. La loro dinamica non è del tutto spiegata, tuttavia le osservazioni mostrano che alcuni pennacchi (“plumes”) equatoriali sono destinati a durare alcuni anni prima della loro scomparsa. Ciò è stato verificato tramite l’analisi dei transiti al MC nell’arco degli anni, poi tale evidenza osservativa è stata confermata durante i passaggi delle sonde Voyager.

La Zona Tropicale Sud.

Zona assai chiara, ma spesso perturbata da complessi ed intricati dettagli, raggruppati in preferenza in un intervallo di longitudine di ampiezza variabile. A questo gruppo di formazioni atmosferiche, dal mutevole aspetto, viene dato il nome di South Tropical Disturbance (spesso indicata con STrD).

La Banda Temperata Sud.

La STB può essere una delle bande più evidenti del pianeta, ma la sua intensità è molto variabile. Frequentemente viene perturbata da strutture presenti a quelle latitudini o più a Nord, nella Zona Tropicale Sud. Essa ospita le aree anticicloniche note come White Oval Spots (WOS), formazioni semi-permanenti. La loro “storia” e’ iniziata nel 1939-40, quando furono osservate come aree chiare estese per più di 90 gradi in longitudine, separate da brevi segmenti di STB. Questi segmenti, scuri, vennero contrassegnati battezzandone le estremità con una lettera; i loro nomi divennero dunque: A-B, C-D, E-F. Poi le aree chiare si ridussero e si ovalizzarono, mentre, conseguentemente, i segmenti interposti aumentavano di lunghezza. Le stesse lettere assegnate alle estermità dei segmenti contrassegnavano più convenientemente, a questo punto, le estremità degli ovali chiari; le WOS vennero perciò a chiamarsi B-C, D-E, F-A. Quando una WOS viene a trovarsi nei pressi della Macchia Rossa o della STrZ Disturbance si producono spesso interessanti ed intricati dettagli. Negli anni ’80 le WOS si sono ritirate sotto i 10 gradi di estensione, e la F-A è diventata la più evanescente. A seguito di interazioni successive che hanno provocato la fusione tra loro delle WOS originarie, nel corso del 1999 solo un’unica WOS era visibile. Non è da escludere, comunque, che l’attività a queste latitudini non possa rigenerare un nuovo sistema di WOS.

La Banda Temperata Nord.

La NTB, non sempre evidente, è la banda che piu’ ha mostrato una intensa colorazione blu. Le due componenti visibili si associano a volte in un’ unica banda larga; quando questo accade si sviluppano delle macchie scure, di colore tendente al rosso. Tale evenienza e’ stata piuttosto rara in passato, ma si e’ dimostrata assai interessante: le macchie scure citate, poste presso il bordo sud della banda, sono i dettagli che detengono il record per il minor periodo di rotazione (intorno a 9h 49m 7s). Basti pensare che la loro velocita’ relativa all’ adiacente centro della NEB raggiunge circa 500 km/h.

A latitudini elevate.

A Nord della NTB e a sud della STB possono apparire occasionalmente altre bande ed altre zone, di evidenza variabile. L’ osservazione dei rari eventuali dettagli a queste latitudini è importante, poichè permette di risalire a correnti atmosferiche poco investigate, proprio per la scarsità di particolari visibili.

Dettagli transitori

Illustrazione delle denominazioni standard di formazioni atmosferiche comuni.

All’apparente regolarità di bande e zone si sovrappongono molte strutture che ne complicano l’aspetto. Nella classificazione seguente si riportano gli esempi più frequenti, ma la varietà di forme possibili è potenzialmente infinita. Poichè la nomenclatura utilizzata costituisce uno standard di fatto, si suggerisce caldamente di utilizzare i nomi elencati. Per agevolare gli scambi internazionali, può essere utile riportare la descrizione dei dettagli in lingua inglese. A tale scopo sono indicati tra parentesi i corrispettivi termini.

Formazioni scure

  • Sezione di banda più scura (section): spesso osservabile nelle bande temperate.
  • Condensazione (condensation): piccola macchia tondeggiante o allungata in senso est-ovest.
  • Barra (rod): condensazione molto allungata, solitamente parallela all’equatore. Può essere costituita da un segmento di banda altrove non visibile. E’ comune all’interno o sul bordo nord della NEB, e alle latitudini temperate nord.
  • Protuberanza (projection): sporgenza, più o meno allungata, posta sul bordo di una banda, che può essere più o meno scura della banda stessa.
  • Velo o ombra (veil or shading): larga area uniforme più scura delle regioni adiacenti (solitamente nelle zone o nelle regioni polari).
  • pennacchio (festoon): filamento scuro che si sviluppa nelle zone, e che ha la base costituita da una protuberanza di una banda.
  • Colonna (column): area scura a forma di barra verticale o leggermente inclinata, più spessa di un pennacchio. Appare a volte nella STrZ e nella SEB.
  • Disturbo (disturbance): ampia area scura, contenente particolari di dimensioni minori e forme inusuali. Si sviluppa più frequentemente nella STrZ o nella SEB.

Formazioni chiare

  • Ovale (oval): area ovale o rotonda, brillante e ben definita.
  • Nodulo (nodule): macchia brillante, piccola e rotonda, di dimensioni pari o minori a quelle dell’ombra di Ganimede sul disco di Giove.
  • Baia (bay): rientranza curvilinea del bordo di una banda.
  • Tacca (notch): piccola “incisione” semicircolare sul bordo di una banda, a volte più brillante della zona adiacente.
  • Lacuna (gap): mancanza o indebolimento evidente di un segmento di una banda.
  • Spaccatura (rift): striscia lunga e sottile che si estende in direzione approssimativamente est-evest all’ interno di una banda.
  • Stria (streak): macchia bianca molto allungata; se posta all’interno di una banda può essere una porzione di una spaccatura.
  • Chiazza (patch): ampia area irregolare dai contorni indefiniti.

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